Storia
La storia del Pizzoc è legata innanzitutto allo sfruttamento delle risorse della montagna. Sulla sommità era attiva una cava di carbonato di calcio, della quale rimangono ancora alcune tracce nel paesaggio. Il materiale estratto veniva trasportato verso Vittorio Veneto attraverso una lunga teleferica, di cui sono ancora visibili alcuni piloni. L’attuale Rifugio Città di Vittorio Veneto, conosciuto in passato come Baracón, nacque proprio come ricovero per le maestranze impegnate nella cava.
Durante la Seconda guerra mondiale il Pizzoc fu coinvolto nelle vicende della Resistenza nel Cansiglio e nelle Prealpi circostanti. Il Baracón ospitò il comando della Brigata partigiana Fratelli Cairoli, inserendo la montagna nella rete delle attività partigiane sviluppatesi nel territorio.
A partire dagli anni Sessanta la sommità fu interessata dalla presenza di una base militare per il controllo radar, collegata alla base missilistica situata nel Pian del Cansiglio e inserita nel sistema di difesa aerea della NATO. L’attività operativa terminò nel 1977 e le installazioni furono successivamente abbandonate.
Il Pizzoc tra Cansiglio e Prealpi Trevigiane
La posizione del Pizzoc lo rende un punto di collegamento tra il territorio di Fregona, il Cansiglio e la Val Lapisina. I suoi versanti comprendono boschi, aree prative e pascoli, con ambienti che cambiano in relazione alla quota e all’esposizione. Il paesaggio conserva inoltre le tracce delle attività pastorali e forestali che hanno caratterizzato nel tempo l’utilizzo della montagna.
Il Pizzoc costituisce anche uno dei principali punti di accesso alla rete di sentieri che collega Fregona, il Cansiglio e la Val Lapisina.
Tradizioni locali
Per le popolazioni locali il Pizzoc ha rappresentato anche un riferimento per interpretare l’evoluzione del tempo atmosferico. La forma delle nubi attorno alla cima era associata a diversi segnali meteorologici, ricordati ancora oggi nella tradizione popolare:
“Se l’à la zhintùra, no ’l dùra” (“se mostra la cintura di nubi, il bel tempo non dura”); “Se l’à ’l penàzh, pióva a s’cìh e s’ciàch” (“se ha il pennacchio, pioggia a catinelle”); “Se l’à ’l capèl, al farà bèl” (“se ha il cappello, farà bello”).